Non vago fra i libri e i musei come in un tranquillo giardino: tento l'avventura anche nei luoghi che credevo familiari. Paul EduardÈ il 28 novembre 2016. Trentotto anni fa Carlo Scarpa moriva cadendo malamente in Giappone, a Sendai. Due giorni fa per la trentottesima volta un gruppo di persone si è incontrato a S. Vito di Altivole, nel cuore della campagna veneta, di quella campagna che è anche mia, in una specie di festa laica e densa di memorie, per parlare del "Professore" e della sua eredità che è fatta di opere che hanno segnato in profondità l'architettura del secolo scorso e continuano a stimolare le menti e gli amanti di un bello senza tempo, moderno e sempre antico al tempo stesso.
Trentotto anni sono pochi. O forse sono tanti perché perfino il cemento della Tomba Brion, intriso di pioggia di questo caldo autunno, pare un vecchio rugoso e scalfito ma sempre in grado di raccontare una storia. Ciò che invece non è scalfito, e ne sono rimasto folgorato e commosso, è l'affetto e il rispetto di tante persone che a distanza di decenni sono unite nel ricordo sobrio e grato di chi non c'è più.
Poi, dopo i saluti e la visita dei primi lavori di restauro della Tomba Brion, un tradizionale pranzo ai "Canciani" a Paderno del Grappa: consommé, salame cotto e polenta friulana, orzo e fagioli, gnocchi di zucca (sulla cui consistenza i feltrini hanno avuto da ridire…), il sempre sia lodato bollito misto senza che mancassero purè e musetto. Anche il "Professore" si fermava a mangiare qui.
La mia prima volta insieme a questa comitiva segna anche l'inizio di un progetto che proveremo a fare diventare realtà nell'arco di tempo che ci separa dal 2018. Alcune idee organizzative per "Una perla in 'volta de Canal'" le avevamo messe a fuoco con Guido davanti a un caffè in pasticceria Sarti in piazza a S. Vito. Proveremo con un film e una mostra a rendere omaggio a istituzione e uomo:
L'eccellenza di Ca' Foscari si manifesta ricordando lo straordinario valore degli uomini, docenti e allievi che hanno animato l’ateneo nei 15 decenni di presenza a Venezia. Una delle personalità più brillanti che hanno calcato i nostri corridoi è Carlo Scarpa, che ora è riconosciuto come uno dei giganti dell’architettura del secolo scorso. Il progetto intende principalmente valorizzare un gioiello forse ancora poco noto quale l’Aula Baratto, dove Scarpa operò sia prima che dopo la guerra. Molti altri interventi di Scarpa nel palazzo centrale e altrove sono ancora meno documentati e potrebbero essere oggetto d’indagine. Scarpa, le cui opere miscelano straordinaria modernità con un rispetto assoluto della tradizione, appare simbolo potente di un ateneo come Ca' Foscari, rivolto all’innovazione senza dimenticare la sua storia e le sue radici. Parafrasando Erasmo da Rotterdam: “instaurai il nuovo, non tradii l’antico“.Seguiteci, questo è solo l'inizio. Anzi, il post zero.
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